18/11/2009

Incontro con Tamburini

Leggiamo insieme quattro autori americani contemporanei - Primo incontro 17 novembre

Alessandro Tamburini traccia una breve introduzione alla narrativa americana del Novecento, narrativa di un paese giovane, non obbligato, come i paesi europei, a confrontarsi continuamente con una grande tradizione culturale e letteraria.

A partire da tre grandi autori, Faulkner, Hemingway e Fitzgerald, la narrativa è estremamente ricca. Alcuni temi ricorrenti: il mito della frontiera, il viaggio come meta in sè (Kerouac), il mito del self made man.

Fra i quattro autori proposti, Tamburini si sofferma maggiormente su Cormac Mc Carthy, che il gruppo conosce bene.

Scrittore estremamente appartato, con la border trilogy raggiunge l'apice della sua scrittura; composta da Cavalli selvaggi (già letto dal gruppo), Oltre il confine, e Città della pianura dove i due protagonisti dei romanzi precedenti si incontrano.

Alcuni temi: il viaggio come elemento costitutivo della vita; la forza della scrittura asciutta; l'oggettività, "mostrare" e non "dire", ovvero i personaggi ci parlano attraverso i loro gesti e i loro silenzi, senza nessuna concessione alla psicologia; la violenza biblica del mondo; la natura spietata; gli incontri.

Film consigliati: Into the wild, Easy rider.

John Fante: l'energia, la vitalità, la voglia di vivere, l'emigrazione italiana.

Altri libri consigliati: Chiedi alla polvere, La strada per Los Angeles.

Don DeLillo: Underworld molto famoso ma non altrettanto riuscito.

Rumore bianco: quadro molto efficace della società americana dominata dal consumismo, dal potere dei media, dall'illusione dell'appagamento dei propri desideri. Una nube tossica misteriosa copre improvvisamente la città, una minaccia primitiva, quasi metafisica (e il pensiero va ancora a Mc Carthy ...).

Philip Roth, Pastorale americana, del 1997, è considerato uno tra i romanzi mondiali più importanti degli ultimi decenni; primo libro di una trilogia sull'America (seguito da Ho sposato un comunicta e La macchia umana), narra una grande vicenda familiare con grande densità.

Altri libri consigliati: Indignazione, appena uscito, Patrimonio, Everyman; Lamento di Portnoy è invece un libro di difficile lettura, una scrittura irruente senza una trama precisa.

Altri libri da leggere:

Paul Auster, Trilogia di New York; Mr Vertigo

Sherwood Anderson, I racconti dell'Ohio

Gli spunti sono molti, i libri consigliati anche ... buona lettura a tutti!

Ci incontreremo nei prossimi tre mesi per parlare dei libri, e infine a marzo incontreremo nuovamente Tamburini per tirare le fila del percorso di lettura.

JOHN FANTE

Stiamo leggendo:

Full of life, ed. Fazi 1998, e Einaudi 2009 per l'incontro del 15 dicembre

0006667FAU.jpgNato nel 1909, figlio di Nick Fante (originario di Torricella Peligna, Abruzzo) e di Maria Capoluongo (nata a Chicago, ma anche lei di origini italiane), John Thomas Fante vive un'infanzia turbolenta. Nonostante tutto riesce a diplomarsi ed inizia molto presto a fare lavori precari. La condizione di povertà e i suoi continui dissapori con il padre lo portano ad abbandonare la provinciale Boulder, dove vive con la famiglia, per tentare la fortuna a Los Angeles, dove arriva nel 1930.

Qui si iscrive all'università con scarso rendimento, ma grazie a questa esperienza si avvicina seriamente alla scrittura. Nel frattempo vengono pubblicati i suoi primi racconti e i fratelli e la madre si trasferiscono anche loro in California, a Roseville. Scrive con una certa regolarità per le riviste American Mercury e Atlantic Monthly anche grazie al supporto di Henry Louis Mencken, di cui è da tempo corrispondente. Sempre all'inizio degli anni '30 inizia la sua collaborazione con Hollywood in veste di sceneggiatore, un lavoro che non ama ma che comunque gli porta discreti guadagni.

Il suo primo romanzo, La strada per Los Angeles, scritto nel 1936, vedrà la pubblicazione solo nel 1985. Nel 1937 scrive Aspetta primavera, Bandini, che riscuote subito un grande successo, due anni dopo replica il successo con uno dei suoi romanzi più famosi, Chiedi alla polvere.

Durante la guerra John Fante vive un periodo di crisi narrativa dovuto anche all’impegno come collaboratore per i servizi d’informazione e alla nascita dei suoi quattro figli dalla moglie Joyce. Nel 1952 pubblica Una vita piena.

Si ammala di diabete e, sfiduciato, pubblica il suo romanzo La confraternita dell'uva nel 1977. L’anno 1978 è l'anno che vede l’incontro tra Fante e Charles Bukowski, che dichiara di considerarlo "il migliore scrittore che abbia mai letto" e "il narratore più maledetto d'America" (Bukowski giunse a dichiarare "Fante era il mio Dio"). Bukowski gli chiede l’autorizzazione di ristampare Chiedi alla polvere, per cui scrive un'appassionata prefazione.

La ripubblicazione delle sue opere fa vivere un periodo di speranza a John Fante che a causa della malattia è diventato cieco ed è stato sottoposto all’amputazione di entrambe le gambe. Il suo ultimo romanzo è Sogni di Bunker Hill, che Fante detta alla moglie, pubblicato nel 1982 e conclusione della saga del suo alter ego Arturo Bandini.

John Fante muore nel 1983. Ha lasciato numerosi inediti che poco per volta stanno facendo riscoprire un autore di notevole rilievo.

Nel 2006 esce il film "Chiedi alla polvere", ispirato dal suo omonimo romanzo. Nel cast Colin Farrell, Salma Hayek e Donald Sutherland.

Bibliografia

  • La strada per Los Angeles (The Road to Los Angeles) 1936, ma pubblicato nel 1985
  • Aspetta primavera, Bandini (Wait Until Spring) 1937
  • Chiedi alla polvere (Ask the Dust) 1939
  • Sogni di Bunker Hill (Dreams of Bunker Hill) 1982
  • Dago Red 1940, Raccolta dei primi racconti
  • Il Dio di mio padre (The Wine of Youth: Selected Stories) 1985
  • La grande fame (The Big Hunger) 2000 - racconti
  • Una vita piena (Full of Life) 1952
  • La confraternita dell'uva (The Brotherhood of the Grape) 1977
  • Un anno terribile (1933 Was a Bad Year) 1985
  • A ovest di Roma (West of Rome) 1986
  • Tesoro, qui è tutto una follia. Lettere dall'Europa (1957-60), estratto del successivo
  • Lettere 1932-1981 (Selected Letters 1932-81) 1991
  • Sto sulla riva dell'acqua e sogno. Lettere a Mencken 1930-1952, 2001

17/11/2009

Le meccaniche dell'infelicità di Pino Loperfido

Mercoledì 2 dicembre ore 20.30 - Biblioteca di Cavaleseintreno.gif

Presentazione del libro Le meccaniche dell'infelicità di PINO LOPERFIDO ed. Curcu & Genovese

Sette giorni nella vita di Giacomo Andreatti, 48 anni, medico di base con l'hobby della scrittura che torna nella sua città, in seguito alla morte del vecchio padre. Sono passati venticinque anni e quel posto ha cambiato decisamente volto. Le attività economiche e politiche sono regolate da un'unica abnorme azienda-istituzione. La società è militarizzata, legalizzati gli stupefacenti, vietata ogni pratica sportiva, abolita ogni forma di imprenditoria privata. Ciononostante, ogni cosa è ammantata da una patina di apparente democrazia.

mecc.jpgTornare nei luoghi della gioventù aiuta Giacomo a fare chiarezza su alcune zone d'ombra del suo passato. I protagonisti sono ancora gli stessi: Giorgio, il fratello, candidato alla carica di Governatore, sua moglie Laura e soprattutto Elisa, forse il vero, unico amore della sua vita. La gretta realtà provinciale fatta di giochi di potere, di sordide alleanze, di allegre commistioni tra politica, imprenditoria, stampa e religione lo accoglie a braccia aperte, lo provoca, lo bracca. Lo costringe a ricordare. Verrà così a galla una verità sconvolgente, di fronte alla quale Giacomo dovrà prendere una difficile decisione.

A quattro anni dal corrosivo "Teroldego", Pino Loperfido ci regala un romanzo moderno che questa volta non rinuncia a una forma letteraria classica. La sua forza, più che nel monito etico-politico, sta nella cupa riflessione sulla natura umana, su quel lato debole e nero da cui nessuno può dirsi immune, quel pizzico di Grande Fratello che condiziona chiunque.

04/11/2009

Leggiamo insieme quattro romanzi di autori americani contemporanei - percorso di lettura a cura di Alessandro Tamburini

Primo incontro martedì 17 novembre 2009

Alessandro_Tamburini.jpgNuovo percorso di lettura a cura dello scrittore Alessandro Tamburini, che si collega anche agli ultimi libri letti dal nostro gruppo.

Leggeremo quattro libri importanti, scritti da autori chiave nell'ambito della vastissima e variegata produzione letteraria del Novecento americano.

copj13.jpgJOHN FANTE, Full of life

 Scrittore di origini italiane, John Fante nelle sue opere rappresenta la difficile lotta che un giovane figlio di immigrati compie per affrancarsi dalle proprie umili origini e per affermarsi nella società americana. Full of life presenta un curioso quadretto di vita familiare, intorno a una coppia che aspetta un bambino, con la massima espressione dei registri di vitalismo, ironia e toccante tenerezza caratteristici dell'autore.

copj13.jpgDON DeLILLO, Rumore bianco

Rappresenta la condizione di incertezza e di inquietudine in cui versa la società americana, perennemente sospesa fra una possibile normalità e una minacciata catastrofe, magari nella forma di una nube tossica che incombe improvvisamente sulla metropoli. Un io narrante di rara efficacia, seguendo le vicende dei personaggi, chiama in causa le ragioni e i temi più profondi della vita.

copj13.jpgCORMAC McCARTHY, Oltre il confine

Il paesaggio dell'affascinante territorio che si estende fra Messico e Stati Uniti è il vero protagonista del libro, un paesaggio nel contempo concreto e astratto, impersonificazione di una natura che assiste impassibile alle alterne e spesso drammatiche vicende degli uomini. Billy, il protagonista, è un ragazzo che alla vigilia della II Guerra mondiale decide di attraversare il confine per seguire le tracce di una lupa, compiendo una scelta che diverrà un destino irreversibile.

copj13.jpgPHILIP ROTH, Pastorale americana

Seguendo le vicende del protagonista che tutti chiamano "lo svedese", prende forma l'affresco della società americana fra gli anni Cinquanta e Sessanta. Il motore della storia diventa il rapporto fra il padre e una figlia che viene di colpo risucchiata nel vortice dei conflitti politici dell'epoca. 

L'urlo e il furore

di William Faulkner

ne parliamo martedì 17 novembre 2009

copj13.jpgL'incipit:

"Sette aprile 1928

Dallo steccato, tra i buchi dei fiori arricciati, li vedevo giocare. Loro venivano verso la bandiera e io andavo lungo lo steccato. Luster frugava in mezzo all'erba sotto l'albero dei fiori. Loro tolsero la bandiera e colpirono la palla. Poi rimisero a posto la bandiera e raggiunsero la piazzuola, e prima tirò uno e poi l'altro. Poi ripresero a camminare e io li seguii lungo lo steccato. Luster si staccò dall'albero dei fiori e andammo avanti lungo lo steccato, e loro si fermarono e ci fermammo anche noi, e io guardavo dai buchi della siepe mentre Luster frugava in mezzo all'erba."

Il 1929, passato alla storia come l'anno del crollo di Wall Street che segnò l'inizio della Grande Depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti "Addio alle armi" di Hemingway e "L'urlo e il furore" di Faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel Sud di cui pativa l'interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di Oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo Sud.

424px-William_Faulkner_01_KMJ.jpgWilliam Cuthbert Faulkner (New Albany,Mississippi 1897 – Oxford, 1962), vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1949 è considerato uno dei più importanti romanzieri statunitensi, oltre che sceneggiatore e drammaturgo, autore di opere spesso provocatorie e complesse.

Le opere di William Faulkner sono caratterizzate da una scrittura densa di pathos e di grande spessore psicologico, da periodi lunghi e sinuosi e da una cura meticolosa nella scelta dello stile e del linguaggio. Nella pratica stilistica, fu considerato il rivale di Ernest Hemingway, che gli si oppone con il suo stile conciso e minimalista. È stato ritenuto forse l'unico vero scrittore modernista statunitense degli anni trenta: Faulkner si allaccia alla tradizione sperimentale di scrittori europei quali James Joyce, Virginia Woolf, e Marcel Proust, ed è noto per l'uso di strumenti espressivi innovativi: il flusso di coscienza, narrazioni elaborate da punti di vista multipli e salti temporali nella cronologia del racconto.

Alcune opere:

La paga del soldato, 1926

Zanzare, 1927

L'urlo e il furore, 1929

Mentre morivo, 1930

Santuario, 1931

Luce d'agosto, 1932

24/09/2009

Timbuctù

di Paul Auster, Einaudi, 1999

ne parliamo giovedì 15 ottobre 2009

copj13.jpg

 L'incipit:

"Mr Bones sapeva che Willy non sarebbe rimasto a lungo in questo mondo. La tosse era dentro di lui da più di sei mesi, e non c'era ombra di possibilità che se ne liberasse. Lentamente, inesorabilmente, senza mai deviare verso un miglioramento, il male aveva assunto vita autonoma, crescndo dal leggero rantolo catarroso nei polmoni del 3 di febbraio alle parossistiche danze di espettorazione e allo sputare convulso di piena estate."

Abituati a viaggiare insieme sulle strade americane, Willy, poeta giramondo, e Mr Bones, cane dalla spiccata intelligenza, vengono separati dai freddi giochi del destino. Mr Bones dovrà imparare a cavarsela da solo e a difendersi anche da chi sembrerà volerlo aiutare. Così continuerà a fuggire, finché in lui si farà strada la convinzione di poter raggiungere Willy a Timbuctù, terra favolosa dove uomini e cani parlano la stessa lingua e conversano da pari a pari. Che cosa sia davvero Timbuctù, Mr Bones non lo sa, a parte qualche frase sibillina buttata lì da Willy nei suoi discorsi di poeta maledetto e infaticabile clochard. Eppure è proprio in quel luogo che un brutto giorno il poeta se n'è andato lasciando solo il fedele quadrupede.

360px-Paul_Auster_in_New_York_City_2008.jpgPaul Auster è nato a Newak nel 1947, da famiglia di ebrei benestanti di origine polacca.

La sua carriera di scrittore di romanzi inizia nel 1979 con L'invenzione della solitudine (romanzo autobiografico generato dalla morte del padre e incentrato sul rapporto problematico che ha sempre vissuto con lui ), ma è solo nel 1985 che arriva la consacrazione a livello internazionale con la Trilogia di New York, composta da Città di vetro, Fantasmi e La Stanza Chiusa. Da questo momento Paul Auster diviene uno scrittore di culto e dalle poliedriche attività: scrive per il cinema (Smoke e Blue in the face) e diviene regista (Lulu on the Bridge).

Sito su Auster

Alcuni fra i libri più noti:

Trilogia di New York, 1987

La musica del caso, 1990

Mr Vertigo, 1994

Timbuctù, 1999

La notte dell'oracolo, 2004

Uomo nel buio, 2008

19/06/2009

il buio fuori

di Cormac McCarthy, Einaudi 1997

copj13.jpgL'incipit:

"Il sole del tardo pomeriggio allungò le loro ombre sul cladio e sul falasco bruciato quando spuntarono in cima al dirupo e avanzarono lentamente in fila indiana, molto in alto rispetto al fiume ma in qualche modo altrettanto inesorabili. Si fermarono un momento per ricomporre il gruppo e poi proseguirono, una fila di silhouette scure contro il sole, quindi scesero dalla cresta del colle immergendosi in una piega di ombra azzurra dove la luce sfiorava le teste donando loro un'ingannevole santità. ....

La donna lo scosse e lui si ritrovò sveglio nell'oscurità silenziosa. Zitto, disse lei. Smettila di gridare.

L'uomo si mise a sedere. Cosa? disse. Cosa?

Lo aveva scosso facendolo emergere dal buio al buio, fuori da una calca vociante sotto un sole nero, e adesso era sveglio in una notte ancora più dolorosa, seduto, e imprecava sottovoce nel letto che divideva con la donna e con il peso senza nome che lei portava nel ventre."

In una squallida capanna al limitare del bosco, la giovane Rinthy dà alla luce un bambino. Il padre è Culla, fratello di Rinthy, che subito si libera del neonato abbandonandolo in riva al fiume. Certa che il figlio sia vivo, la donna parte alla sua ricerca per le strade di quella terra desolata, in un Sud degli Stati Uniti senza tempo. Culla, a sua volta, rincorre la sorella per le stesse strade, mosso da uguale certezza di ritrovarla.

Ancora una volta in un romanzo di McCarthy, alle imprese scellerate degli uomini fa da contrappunto la leggiadra perfezione della natura, come se a crearla fosse stata una divinità diversa da quella che sovrintende alle cose degli uomini. E come se Rinthy, donna e madre, incarnasse l'unica possibilità di riscatto.

13/05/2009

incontro con Carmine Abate a Predazzo

Martedì 26 maggio alle ore 20.30 presso l'Aula Magna del Comune di Predazzo

incontro con lo scrittore CARMINE ABATE

Lo scrittore è stato invitato dal Gruppo di lettura di Predazzo, che ha letto alcuni suoi libri.

L'incontro è libero e aperto a tutti!

15:41 Scritto da : Orietta | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: abate | OKNOtizie |  Facebook

I film tratti da McCarthy

immpg1.jpgPASSIONE RIBELLE - 2000

tit. orig. All the Pretty Horses - tratto da Cavalli selvaggi

Regia di Billy Bob Thornton; con Matt Damon, Henry Thomas, Penelope Cruz.

recensione film 

 

locandina.jpgNON E' UN PAESE PER VECCHI - 2007

tit. orig. No country for Old Men - tratto dal libro omonimo

Regia di Ethal e Joel Cohen; con Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin

recensione film

 

IN PREPARAZIONE:

LA STRADA

Regia dell'australiano Jim Hillcoat, con Viggo Mortensen e Charlize Theron

Ne parla ANTONIO MONDA su Repubblica del 30 aprile 2009. L'uscita dell film, nonostante il successo di Non è un paese per vecchi, e il cast stellare, è stata continuamente rinviata, poiché pare che il tono apocalittico del film non sia gradito da Hollywood in tempi di crisi.

Leggi l'articolo

CAVALLI SELVAGGI

di Cormac McCarthy, Einaudi 1996

copj13.jpg

L'incipit: "La fiamma della candela e la sua immagine riflessa nello specchio si contorsero e si raddrizzarono quando entrò nell'ingresso e di nuovo quando chiuse la porta. Si tolse il cappello, avanzò lentamente facendo scricchiolare il pavimento di legno sotto gli stivali e rimase in piedi, vestito di nero, davanti allo specchio scuro nel quale i pallidi gigli si protendevano dall'esile vaso di cristallo."

Texas, 1949.

Lacerato ogni legame che lo stringeva alla terra e alla famiglia, John Grady Cole sella il cavallo e insieme all'amico Rawlins si mette sull'antica pista che conduce alla frontiera e più in là al Messico, inseguendo un passato nobile e, forse, mai esistito. Attraverso la vastità di un territorio maestoso e senza tempo, i due cowboy, cui si aggiunge il tragico e selvaggio Blevins, intraprendono un viaggio mitico che li porterà fin nel cuore aspro e desolato dei monti messicani. Qui la vita sembra palpitare allo stesso ritmo dei cavalli bradi e gli occhi di Alejandra possono "in un batter di cuore sconvolgere il mondo".

Con una narrazione che all'asciuttezza stilistica di Hemingway unisce la ritmicità incantatoria di Faulkner, McCarthy strappa al cinema il sogno western e lo restituisce, con sorprendente potere evocativo, alla letteratura.

immpg1.jpgDal libro è tratto il film Passione ribelle (All that Pretty Horses) - 2000

Regia di Billy Bob Thornton, con Matt Damon, Henry Thomas e Penelope Cruz.

Primo incontro provinciale dei gruppi di lettura

Primo incontro provinciale dei gruppi di lettura

Arco, 21 maggio 2009

Auditorium di Palazzo dei Panni - Biblioteca civica "B.Emmert" - ore 9.30

Programma

Promuovere e sostenere Gruppi di lettura su scala territoriale: l'esperienza del Sistema bibliotecario trentino

Tre anni di esperienze a fianco dei lettori / Alessandro Tamburini

La voce dei lettori - Tavola rotonda

La voce dei bibliotecari - tavola rotonda

SI INVITANO TUTTI I GRUPPI DI LETTURA A PARTECIPARE

Pablo Neruda, Lentamente muore

Anna, pensando alla nostra discussione sul senso della vita, ci manda un testo di Pablo Neruda.

Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(P. Neruda)

06/04/2009

ancora su Marco Lodoli

Margherita consiglia un altro libro di Lodoli:

copj13.jpgIsole. Guida vagabonda di Roma. Einaudi 2005

Il libro è una serie di "scatti" di luoghi, esperienze, atmosfere di questa città inaspettata (sì; il primo aggettivo per Rome è, secondo me, inaspettata). Alcuni li riconosco, altri li ho visti, ma tornerò a vederli dopo questa presentazione, altri mi riprometto di andarli a vedere, altri (come il posto dove l'Aniene confluisce nel Tevere) so che non li vedrò: troppo fuori mano per una senza macchina.

La lettura è fluida e me la sono goduta. Consiglio questo libro a coloro che conoscono i must di Roma e hanno voglia, venendoci, di uscire dagli itinerari classici, o hanno tempo a sufficienza per fare un po' di questo e un po' di quello.

01/04/2009

LA STRADA

copt13.jpgdi Cormac McCarthy, Einaudi 2007

"Quando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Come l'inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo. La sua mano si alzava e si abbassava a ogni prezioso respiro. Si tolse di dosso il telo di plastica, si tirò su avvolto nei vestiti e nelle coperte puzzolenti e guardò verso est in cerca di luce ma non ce n'era." ....

Un padre e un figlio, senza nome, senza niente che non sia il legame indissolubile che li unisce. Non esiste più nient'altro: non esiste più il mondo, la storia, il tempo, la civiltà, non esistono più le città, le case, le famiglie, non esiste più neanche il cielo, perennemente oscurato, plumbeo.

Esiste solo la strada lungo cui spingono i loro scarsi averi – qualche coperta, il poco cibo in scatola rimasto – dentro il carrello arrugginito di un supermercato. Si spostano verso sud, verso il mare, dal cuore dell'America al Golfo del Messico, in cerca della speranza di un po' di calore, di luce. Ma ciò che gli si apre di fronte è un oceano vasto e freddo che ha "la desolazione di un qualche mare alieno che bagna le coste di un pianeta sconosciuto. Più a largo, sulle secche create dalla marea, una nave cisterna arenata".

Un non meglio specificato disastro planetario – probabilmente una guerra nucleare, o un meteorite scagliato dall'alto dei cieli – ha posto fine alla vita sulla terra: ogni forma di vita, animale o vegetale, è stata spazzata via, i pochi sopravvissuti non hanno più nulla di umano e attraversano quest'immensa terra desolata in cerca di cibo come morti che camminano.

La catastrofe ha rivelato lo scheletro della società, se non della natura, secondo McCarthy: una brutale lotta per la sopraffazione reciproca, in cui gli esseri umani sono nettamente divisi tra carnefici e vittime, tra cannibali e prede.

Sono passati dieci anni da quella catastrofe: padre e figlio sono riusciti a sopravvivere fino adesso, ma non resisteranno un altro inverno.

Il romanzo è il racconto del dolente e disperato pellegrinaggio verso il mare, delle difficoltà e degli incontri che accadono loro lungo la via, solo ogni tanto intervallati dai ricordi e dai sogni dell'uomo.

Tutti i loro averi sono su quel carrello; il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare dei viveri. Si succedono così una serie di episodi e incontri: la visita alla casa d'infanzia dell'uomo; l'esplorazione di un supermarket abbandonato, il figlio che beve per la prima volta una lattina di coca cola; il padre che tenta di tramandare al figlio la memoria di un'epoca dimenticata nella cenere che il piccolo non ha mai vissuto.

CORMAC McCARTHY

Stiamo leggendo:

LA STRADA, ed. Einaudi, 2007, per l'incontro del 5 maggio.

CAVALLI SELVAGGI, ed. Einaudi 1996, per l'incontro del 9 giugno.

images.jpgCORMAC McCARTHY, nato nel Rhode Island nel 1933, è cresciuto nel Tennessee, dove ha frequentato l'università, abbandonandola due volte prime di entrare nel 1953 nell'Air Force e rimanerci quattro anni. Attualmente vive a El Paso, in Texas.

Fra i suoi libri Figlio di Dio, pubblicato nel 1973, Suttree del 1979, da molti critici considerato il vero capolavoro di McCarthy (e non ancora tradotto in italiano), il visionario Meridiano di sangue del 1985 secondo il guru della critica statunitense Harold Bloom, il western definitivo. Dal 1992 al 1998 lavora alla cosiddetta Trilogia della frontiera (Border Trilogy), composta dai romanzi Cavalli selvaggi, Oltre il confine e Città della pianura ed incentrata sulle avventure dei due cowboy John Grady Cole e Billy Parham.

Seguono, nel 2005, Non è un paese per vecchi, che, grazie alla trasposizione cinematografica dei fratelli Coen, ha fatto conoscere McCarthy ad un pubblico più ampio, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti, e, nel 2006, la sua ultima opera narrativa, La strada, che prosegue nello stile dei romanzi anni novanta, ma con un'ambientazione fantascientifico-catastrofica, vincitore del Premio Pulitzer.

BIBLIOGRAFIA:

Narrativa:

Il guardiano del frutteto (The Orchard Keeper) 1965

Il buio fuori (Outer Dark) 1968

Figlio di Dio (Child of God) 1974

Suttree 1979

Meridiano di sangue (Blood Meridian, Or the Evening Redness in the West) 1985

Trilogia della frontiera (Border Trilogy): Cavalli selvaggi (All the Pretty Horses) 1992; Oltre il confine (The Crossing) 1994; Città della pianura(Cities of the Plain) 1998

Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men) 2005

La strada (The Road) 2006

Teatro:

The Stonemason (1995)

Sunset Limited (The Sunset Limited) 2006

letture del gruppo

Concluso il percorso dedicato a Marco Lodoli, scrittore italiano contemporaneo di cui abbiamo letto ben quattro libri, in attesa di incontrarlo personalmente. Purtroppo gli incontri previsti con i gruppi di lettura si sono ridotti ad un unico incontro, venerdì 3 aprile a Trento.

E ora cosa leggiamo?

Abbiamo deciso di abbandonare anche i percorsi di lettura dedicati ai paesi lontani, dopo aver "esplorato" Giappone, Islanda, Cile.

Decidiamo così di non concentrarci in anticipo su un percorso predefinito, ma di scegliere alcuni grandi scrittori contemporanei, e libri "importanti", intensi, profondi, che ci forniscano materiale su cui discutere, cosa che non si può dire di tutti i libri che abbiamo letto. I libri poi ci aiuteranno di volta in volta a costruire collegamenti e possibili percorsi, oppure semplicemente "salteremo" da un libro all'altro secondo i nostri interessi e le sollecitazioni che via via ciascuno porterà. 

Sorella

Incontro del 31 marzo 2009

Abbiamo parlato di:

copt13.jpgSorella di Marco Lodoli, Einaudi 2008

Ultimo libro di Marco Lodoli, con il quale concludiamo il nostro percorso dedicato allo scrittore italiano.

Lodoli sarà a Trento venerdì 3 aprile alle ore 21.00 presso la Fondazione Caritro in via Calepina per incontrare i lettori dei diversi gruppi di lettura attivi in Trentino.

Amaranta è una suora che giorno dopo giorno è invecchiata nella sfiducia, "nel sospetto di stare dentro a una storia bugiarda". Rifugiandosi nella vocazione come in una tana, si sente dolorosamente diversa dalle altre suore che sembrano indaffarate e felici.

Un giorno la madre superiora le ordina di dedicarsi alla cura dei bambini dell'asilo: una proposta terribile per Amaranta, che i bambini non li ama né li capisce.

Eppure il contatto quotidiano con quelle tredici creature la cambia profondamente. Il suo cinismo, il suo disincanto sfarinano nella concretezza dei gesti e dei rapporti. Poi arriva Luca, un bambino problematico, quasi autistico. Nel corso del libro pronuncerà - quasi come un diavolo tentatore - solo tre parole, tre parole strane e casuali (sigaretta, ruba, uomo) che suor Amaranta interpreterà come ordini diretti a lei. Cosí fumerà una sigaretta, ruberà un oggetto in un centro commerciale e amerà un uomo. E si troverà infine degna di se stessa.

Le nostre impressioni:

Pur convenendo che il romanzo era scritto molto bene dal punto di vista della lingua, il libro non è piaciuto a tutti. Abbiamo discusso soprattutto sulla figura del bambino e del suo ruolo con due opposte interpretazioni: chi lo vedeva come l'inconscio di Amaranta che la spingeva a fare quello che voleva lei veramente, chi come elemento debole del romanzo, un elemento "magico" che non aveva molto a che spartire con la storia. Anche il finale ha lasciato un po' perplessi: sembrava strano che Amaranta avesse potuto uscire e fare le sue esperienze senza che nessuno dicesse niente e che alla fine fosse addirittura fatta superiora.

INCIPIT DEL LIBRO:

"Signore, scendi dentro di me come un bacio o un'accetta, fatti sentire, sono così sola.

Un uccellino sul davanzale freddo della stanza, piccolo da stare dentro il palmo della mano, con il petto rosso e il becco giallo, cinguetta una melodia che sembra una canzone d'amore, muove il capino e non vola via, anche se io sono lì, chiusa nel mio vestito nero che forse gli fa paura. Si scuote tutto, come se avesse un cielo di pioggia addossa. E d'improvviso rivolge i bottoncini scuri degli occhi proprio verso di me: mi guarda fisso, mi conosce, mi parla. Dice: Amaranta stai serena, va tutto bene, va come deve andare, e tu sei nel posto giusto, dove io ti ho voluta.

Così ho immaginato per tanti anni, come una povera sciocca."

17/01/2009

I professori e altri professori

copj13.jpgIl gruppo legge: I professori e altri professori di MARCO LODOLI, Einaudi 2003

Un libro di racconti sull'insegnamento, il suo fascino, le sue ambiguità, le sue sorprese.

Siamo abituati a pensare al rapporto professore-allievi come a una strada a senso unico, dove l'adulto va avanti nelle sue spiegazioni e il ragazzo tace e impara, o si dilegua. In realtà, dice con forza Lodoli, tutti hanno qualcosa da raccontare agli altri, e anzi spesso sono proprio i giovani (più liberi? più innocenti?) a fornire soluzioni esistenziali a chi da troppi anni si è incagliato dentro una lezione stanca e avvilita.

19/12/2008

Diario di un millennio che fugge

copt13.jpgRomanzo d'esordio di MARCO LODOLI, Diario di un millennio che fugge è uscito da Theoria nel 1986, poi riedito da Einaudi nel 1997.

"Una partita infernale tra personaggi che hanno la concretezza del reale e l'aureola delle visioni". Così Enzo Golino salutava il romanzo d'esordio con cui Lodoli si segnalava tra gli scrittori capaci di raccontare il disagio del proprio tempo con gli strumenti di una letteratura raffinata e consapevole dei propri mezzi.

Il giovane protagonista se ne sta stupito e immobile di fronte al disordine della vita, e deve misurarsi con dei personaggi ingombranti: un padre eroicamente votato al fallimento, un amico al tempo stesso demoniaco e meschino, due donne elusive e inquietanti. L'opera ha vinto il Premio Mondello opera prima.

L'INCIPIT DEL LIBRO:

Nel '37 mio padre uccise un toro, in un piccolo paese nel nord della Spagna. Stava con tre ufficiali seduto a un caffè, giocando a carte e bevendo il peggior vino rosso del mondo. Il tavolino, coperto di carte, bicchieri, soldi, bottiglie, posacenere, si apriva come una falla nella noia assolata del primo pomeriggio. Un capannello di curiosi difendeva quella chiazza di colore. Erano diciotto ore che giocavano e ormai mio padre non distingueva più nitidamente i semi e i valori delle carte. ...

incontro 16 dicembre

Il gruppo si è incontrato martedì 16 dicembre per parlare del libro I principianti di Marco Lodoli, in particolare di I fannulloni, terzo romanzo breve incluso nel libro, ma abbiamo toccato anche Crampi e Grande Circo invalido che alcuni avevamo letto.

10 i lettori presenti, di cui un nuovo lettore, Norberto, che ha letto del gruppo sul giornale.

La discussione è stata molto partecipata, lunga ed articolata. Il libro è piaciuto a tutti, e molte sono già le domande e le curiosità che Anna ha appuntato in vista dell'incontro con Lodoli. Molto interesse sta suscitando l'idea di incontrare lo scrittore che stiamo leggendo.

Principali elementi emersi nella discussione:

Lo stile, poetico, ricco di immagini, di belle descrizioni molto particolari racchiuse in poche parole;

La perfetta fusione di realtà ed immaginazione, un mondo fantastico, surreale, un umorismo nero che si fonde alla poesia;

Le figure dei due protagonisti, l'anziano, la sua solitudine, tristezza, ma anche la sua capacità di cambiare completamente vita, di lasciarsi trascinare dagli eventi; e Gabèn, l'istintivo, l'irrazionale, lo "straniero", che vive fuori dalle regole, ma per questo più felice, per il quale tutto è possibile, ciò che accade nella propria immaginazione, può accadere nel mondo reale, è la forza della fantasia e della parola; distruggere il proprio io razionale, costruito, codificato.

E poi, il vecchio protagonista sta davvero vivendo tutte le sue avventure, o sta sognando? è morto e si trova già nell'aldilà? e quando è morto? oppure, come dice Luisa, immagina tutto per crearsi una vita diversa e sfuggire alla monotonia di quella vera?

La periferia romana, che fa pensare a Pasolini;

La nostra vita, così priva di eroismi, fantozziana, ma i personaggi di Lodoli cercano sempre di trovare un senso a questa vita, anche quando sembra non averne affatto. Anche in Crampi il protagonista, nello squallore della sua vita, riesce comunque a cogliere una bellezza, per quanto nella vita degli altri.